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aggiornamento SD novembre 2010

       
Congo Progetto sostegno a distanza

Relazione novembre 2010
 
Durante l’ultima missione, nei mesi di giugno e luglio, a Uvira, abbiamo svolto tante e diverse attività come effettuare verifiche e monitoraggi, consolidare il lavoro fatto, ma anche avviare nuove iniziative e progetti.
 
Innanzitutto abbiamo verificato l’andamento del microprogetto di avviamento al commercio al dettaglio per le mamme dei nostri piccoli sostenuti, partito nel 2009. Le donne divise in gruppi hanno lavorato bene, tranne il gruppo che si è voluto occupare dei tessili, che dopo aver venduto tutto, ha consumato il guadagno e si è dileguato.
Alcune donne, invece, hanno cambiato prodotti, adeguandoli alle richieste del mercato. Hanno reimpiegato bene il denaro, integrando le attività di vendita con la ristorazione. Una ha aperto un piccolo ristoro, un’altra al mattino prestissimo va al mercato con thermos di tè, zucchero e pane, fa il bar ambulante.
Altre hanno una specie di armadio nei pressi della strada: sono i negozi, nominati con grandezza e fantasia “alla grazia di Dio”, “boutique la vita bella”, “Grazie a Dio” ecc., all’interno, offrono sapone, legumi, biscotti, caramelle, candele ma anche cianfrusaglie e a terra ci sono le ciotole di carbone.
Complessivamente, i figli di tutte queste mamme stanno meglio in salute, vanno meglio a scuola, e qualcuno inizia ad arrotondare le guance.
 
Siamo andati all’Ospedale locale per verificare l’assistenza assicurata ai bambini. Una ventina sono ricorsi alle cure più degli altri: abbiamo constatato che sono i più negletti, quelli che mangiano meno. Abbiamo inserito le loro mamme nel progetto agricoltura ora avviato. Le malattie ricorrenti sono state: malaria, seguita a volte da febbre tifoide; parassitosi intestinale e diarrea. Ma grazie al nostro supporto gli ammalati sono tutti guariti. Abbiamo avuto anche un caso di colera, felicemente risolto.
 
La scuola di cucito va avanti con successo, abbiamo organizzato una festa per premiare le ragazze più brave dell’ultimo anno. Sono state consegnate 54 paia di forbici professionali, tessuti, un ferro da stiro e una macchina da cucire, acquistati con le donazioni a children onlus.
                 

Abbiamo verificato le pagelle scolastiche dei ragazzi delle superiori e introdotto nuove regole per il sostegno per scongiurare perdite di soldi e di tempo: i ragazzi sostenuti devono superare l’anno per continuare il sostegno, quelli che vi accedono ora, devono ottenere il 60% dei voti, pena l’invio a scuole professionali.
Vogliono fare tutti i medici, ma stentano. Dieudonnè, che fa la scuola di falegnameria, ne è entusiasta.
 
Con gioia abbiamo appurato che l’orto e il giardino che avevamo impiantato negli anni passati resiste e viene usato e goduto dalle giovani sarte, dai bambini e dai ragazzi sostenuti che lo lavorano.
 
Tra le nuove iniziative, siamo riuscite, finalmente, a registrare i bambini all’anagrafe.
           

Come ricorderete nel 2008 avevamo già tentato di iscrivere i bambini all’anagrafe, per tutelare il loro diritto al nome, alla nazionalità, a futuri e dignitosi sviluppi professionali. Ma, malauguratamente, il nostro referente locale si era trasferito e nel disorientamento che ne è seguito siamo capitati in mani sbagliate. Ci hanno chiesto 6.000 dollari per registrare 78 bambini. Abbiamo preferito utilizzare quel denaro per inviare a scuola altrettanti bambini di Makobola 2, un villaggio poverissimo, dove avevamo iniziato il progetto delle piroghe per il recupero dei ragazzi ex soldato.
Abbiamo, quindi, lasciato in sospeso la pratica, già registrata in tribunale.
A giugno, dopo due anni, con nuovi referenti e consolidata la nostra conoscenza del posto, abbiamo ripreso con successo il progetto.
Siamo riusciti a iscrivere all’anagrafe 89 bambini, ricostruendone con pazienza la - per noi - complicata identificazione personale e geografica. Le mamme ci tenevano tantissimo, arrivavano a gruppi con nugoli di bambini: il limite numerico delle registrazioni è dato dalla nostra insufficienza di risorse per la prima corretta rilevazione dei dati.
Le donne, per lo più, non ricordavano esattamente le date di nascita, forse non se ne erano neanche occupate. Allora abbiamo ricostruito l’età dei bambini dalla sequenza dei fratelli, dall’aspetto, dai ricordi delle vicine. Lo stesso è valso per i luoghi di nascita. In situazione di guerra, esodo, rifugiati in foresta, campi di accoglienza o parenti di villaggi lontani appartenenti al clan, abbiamo cercato di essere più precisi possibile, certo non in modo assoluto. Queste indagini ci hanno preso molto tempo, le schede sono state riviste e vagliate più volte prima di presentarle all’ufficiale certificatore. Intanto intrattenevamo i bambini con biscotti, palloni, giochi.
Questa volta noi - i bianchi - non ci siamo fatti proprio vedere dal certificatore ed è andato tutto meglio. Il risultato ci incoraggia a proseguire ed estendere il lavoro.
 
Abbiamo allestito una bellissima sala di informatica presso la Missione, con 5 computer donateci a Roma. I corsi sono aperti a tutti. Attualmente sono frequentati da 10 allievi paganti un prezzo politico, necessario per pagare lo stipendio all’insegnante e coprire le spese di elettricità.
 
Con i fondi del sostegno alla comunità abbiamo avviato il microprogetto per l’agricoltura per le mamme dei nostri piccoli sostenuti.
Il progetto intende sostenere alcune mamme nell’avviamento del lavoro agricolo, con metodi e strumenti efficaci e razionali per disporre di migliori condizioni di vita per se e la propria famiglia.
La richiesta di partecipazione è stata altissima. La scelta è caduta tra quelle che già lavoravano come braccianti, e la cui condizione di estrema povertà era evidenziata anche dal frequente ricorso alle cure mediche per i bambini malnutriti. Le donne si sono costituite in un gruppo di lavoro che si è denominato “Maendeleo” (sviluppo) ed opererà in accordo e con gli stessi obiettivi. I campi sono messi a disposizione dalle Suore di S. Giuseppe di Uvira e saranno pagati con il 20% del raccolto. Un agronomo seguirà i lavori e si occuperà delle coltivazioni, della formazione commerciale e societaria del gruppo. Il periodo di supervisione durerà circa 18 mesi, con un impegno decrescente al progredire dei lavori fino alla completa autonomia delle donne.
 
Durante la nostra permanenza abbiamo poi effettuato incontri con i bambini e le loro famiglie, realizzando interviste che utilizzeremo per il nostro lavoro di documentazione e rendicontazione del progetto.
 
Abbiamo infine utilizzato i fondi rimasti per piccole contingenze ed emergenze: come completare alcuni acquisti per la scuola per i bambini sostenuti (gomme, matite, penne, quaderni); come pagare la cauzioneper il rilascio di Aline. Una donna rapita dai ribelli ruandesi che a causa di un aborto, provocato dalla fatica e dalla paura, durante la sua fuga, è stata arrestata per aborto provocato.
Abbiamo dato, inoltre, merci per iniziare un piccolo commercio a Janine e Rosette, due delle tante donne stuprate e tenute in foresta per due anni e con figli a carico.
Abbiamo aiutato la famiglia di uno dei bambini sostenuti, Dieudonnè; un tifone gli ha scoperchiato l’abitazione.
La famiglia di Blaise, che nell’incendio di Sange (ricorderete l’autocisterna esplosa a luglio che ha bruciato 230 persone) ha perso 4 familiari è stata aiutata a raggiungere Sange e a portare supporto ai propri familiari sopravvissuti affinché avviassero un piccolo commercio.
Abbiamo prestato 200 dollari a Suzanne per aprire una bottega (sorta di armadio sulla strada), perché ultimamente non vendeva più i suoi bignè a causa della concorrenza di quelli che arrivavano dal Burundi.
 
 
 


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